Fiorello, lo schema di Propp e la nostalgia di B.
Sono tanti i giornali, i blog ed i programmi televisivi nati sulla scia dell’antiberlusconismo. Ora che l’antagonista si è ritirato, che ne sarà di questi prodotti? In cosa si trasformeranno? E’ troppo presto per dirlo ma una cosa è certa: la plateale uscita di scena di Berlusconi è un evento importante dal punto di vista socio-culturale prima che politico e innescherà presto dei meccanismi che richiederanno una revisione delle strategie dell’editoria italiana. Serviranno contenuti nuovi e volti nuovi. Sarà necessario abbandonare la retorica del vittimismo, delle arene televisive e del cave canem per abbracciare nuove forme di intrattenimento e di informazione.
Lo schema di Propp si è risolto nel modo più classico: il cattivo è stato eliminato. Come in tutte le fiabe, ciò che ci è dato sapere dell’eroe è che “visse felice e contento” ma la sua felicità e la sua contentezza non vengono mai raccontate. L’eroe torna all’anonimato ed alla mediocrità; perde la sua brillantezza ed il suo fascino. Le sue imprese future non suscitano clamore. L’eroe non è più tale perché non ha un antagonista, un vento contrario che lo infiamma. Questo mi fa pensare ai vari Santoro, Travaglio, etc. La nostalgia del nemico potrebbe opacizzarli e metterli in crisi… a meno che non trovino subito un degno sostituto di B.
In questi anni il pubblico televisivo è stato letteralmente spaccato in due: da un lato i frustrati accecati dalla rabbia, dall’altro i lobotomizzati tronistòtropi. Entrambe le categorie hanno subito danni gravi. Spettacoli come quelli di Fiorello puntano a riavvicinare questi due blocchi cercando di creare un terreno comune, rincorrendo il compromesso tra la battuta fine e intelligente e quella più prosaica e pedestre, tra lo sfottò sfrontato della dirigenza RAI e le considerazioni sul culetto della Merkel.
A piccole dosi, #ilpiùgrandespettacolodopoilweekend prova a creare un ponte tra due continenti alla deriva e getta le basi di un intrattenimento televisivo non condizionato dal fantasma di Berlusconi e del suo mondo. E’ ancora presto per fare di più (anche a livello di qualità) ma questo è un primo passo; ed è un passo fondamentale.
Massimiliano Crociatelli 12:53 PM on November 30, 2011 Permalink
Cara Livia,
ho letto con interesse la tua disamina e la trovo particolarmente chiara e altrettanto probabile nei suoi sviluppi futuri.
Ho trovato il tuo post proprio perchè oggi citavo la costruzione che Berlusconi ha fatto della sua immagine, ricalcando la morfologia della fiaba e i consigli cardine della sociologia, della semiotica e della psicologia. Osservato dal punto di vista opposto, cioè non più da quello proposto da Berlusconi, ma quello del popolo schiavo del re cattivo, il momento che stiamo vivendo ora è la risoluzione della fiaba, l’allontanamento del cattivo.
Ma il cattivo non cade mai senza una certa spettacolarità: Iago viene torturato e squartato, Scar cade in un dirupo, Mussolini viene appeso in Piazza Loreto. Non esiste fiaba o realtà in cui l’antagonista “visse felice in pantofole”, e neanche da Presidente del Milan, da uomo più ricco di Italia e così via.
La transizione operata dal governo Berlusconi a Monti confonde le idee: potrebbe essere un momento storico, un cambio di mentalità e di politica del Paese, ma come tante cose che succedono in Italia è attuato con ambigua discrezione, come la partecipazione tricolore a una guerra. Governo tecnico, pdl che minaccia, pd che continua a latitare, Alfano, terzo polo…
Spostiamo tutto questo in televisione?
Qui troviamo un programma come quello di Fiorello, un primo passo, un passo fondamentale. Ma in che direzione?
Fiorello è uno showman capace e lo ha dimostrato anche durante i 17 anni di Berlusconi. Il suo successo, amplificato anche dalla perdita di appeal degli show politici o satirici, è svincolato dagli avvenimenti del Paese: se il pubblico voleva uno spettacolo che non fosse solo pro o contro-berlusconismo, era a lui che volgeva lo sguardo, così come poteva fare chiunque aspirasse a diventare personaggio di spettacolo “indipendente”. Ma l’audience che viveva di talk show, Santoro, Minzolini e i vari pro e contro, vive ancora. Quello che mi chiedo e chiedo anche a te, come a chi ci legge, è: la tv ha la forza, allo stato attuale delle cose, di formare il pubblico, di iniziare a superare il berlusconismo, o si limiterà a mostrare ciò che la gente vuol vedere, rischiando quindi di cadere in un binomio “pro” o “contro” qualcuno, ieri Berlusconi, oggi si deciderà?
Un triangolo che collassa su sè stesso e parte dall’atavica questione: è Berlusconi che ha fatto l’Italia che ci troviamo oggi, o l’ha solo identificata e rappresentata? I film di Vanzina decerebrano gli italiani o li emulano? In buona sostanza, tra i tre vertici “politici”, “società” e “televisione/mass media” quale e come diventerà l’angolo retto (in entrambi i sensi) che formerà gli altri due?