La morte di Agrippina

Il racconto dell’assassinio di Agrippina pianificato dal figlio Nerone è uno dei momenti più romanzeschi e ricchi di pathos degli Annales di Tacito. Il fatto viene narrato nel libro XIV e qui ne pubblico un estratto. Vale la pena leggerlo per le suggestioni che è in grado di generare.

Nessuno sapeva escogitare in che modo nascondere un delitto a mano armata, e in più Nerone temeva che colui che fosse stato scelto per un delitto così grande, si rifiutasse di eseguire gli ordini. Un piano geniale lo propose il liberto Aniceto, comandante della flotta presso Miseno, precettore dei figli di Nerone e e con reciproci sentimenti d’odio verso Agrippina. Dunque spiegò che era possibile allestire una nave, una parte della quale, staccata ad arte in mare aperto, scaraventasse in acqua Agrippina senza che se ne accorgesse; argomentò che non c’è niente tanto capace di apportare disgrazie quanto il mare; e se fosse stata inghiottita da un naufragio, chi sarebbe stato tanto malevolo da attribuire ad un delitto ciò che i venti ed i flutti avevano causato? Il principe avrebbe poi innalzato un tempio in onore della defunta per fare bella mostra del suo affetto filiale.

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