Saviano racconta Saviano

Roberto ha fatto una cosa piuttosto banale: raccontare storie che avvenivano sotto gli occhi di tutti, storie che non richiedevano una fervida immaginazione.

Lui ha preso queste storie e le ha affidate alla memoria della letteratura perché – apparentemente – nessuno aveva voglia di tramandarle. Certo, ogni tanto quelle stesse storie venivano pubblicate sui quotidiani locali e quelli nazionali. Ma i giornali si sa come sono; il giorno dopo servono a incartare il pesce e nessuno ci pensa più.

Invece Roberto le ha pubblicate in un libro con tante pagine numerate, una dopo l’altra, e siccome ha poca fantasia non si è nemmeno inventato nomi e cognomi per i suoi personaggi: ha usato quelli reali. Insomma, non ha fatto niente di speciale eppure ora vive da perseguitato e da fuorilegge mentre le persone di cui ha raccontato se la spassano e a volte battono anche le mani sentendo pronunciare il suo nome.

Roberto ha scelto di raccontare la sua storia su Current TV e se vi va di ascoltarlo potrete farlo il 21 Aprile alle 21:10.

Altrimenti quella sera sintonizzatevi su Rai 2 alle 21:00 e guardate “L’ Isola dei Famosi”.

Il dovere di scrivere

Rosaria Capacchione è una giornalista ed i suoi articoli – per chi non lo sapesse – sono la fonte principale alla quale lo scrittore Roberto Saviano ha attinto per raccontare le storie del clan dei Casalesi nel libro Gomorra. Per farla breve: lei è una di quelle persone che fanno i sopralluoghi quando ci sono le sparatorie, sentono la puzza dei cadaveri freschi, si sporcano le mani cercando di raccattare informazioni. Rosaria ha ricevuto tante minacce nella sua vita, vive senza scorta e nonostante questo continua a fare il suo lavoro. Riporto questo stralcio di un’intervista rilasciata a Donna Moderna: perché chi sta nell’ombra rischia molto più di chi sta sotto i riflettori:

“Io non morirò quando mi uccideranno i camorristi, ma se smetterò di avere la curiosità nel mestiere. E la voglia di scoprire la verità”. Così Rosaria Capacchione, la giornalista de ‘Il Mattino’ minacciata dai due latitanti Francesco Bidognetti e Antonio Iovine per le sue indagini sulla mafia, nell’intervista a ‘Donna Moderna’ dello scorso Marzo. “Dei pizzini di Provenzano – sottolinea Capacchione – si occupano i giornali internazionali. Questi due, invece, fanno i fantasmi e non gliene frega niente a nessuno. Caserta deve rimanere lontana dai riflettori, perché in questa provincia girano grossi flussi di denaro”. “Mi temono perché so tutto quello che hanno combinato dal 1985 ad oggi, ma il clan dei Casalesi non ce l’ha solo con me”. “I politici – prosegue la giornalista – dovrebbero capire il pericolo e proteggere non me, ma i comuni cittadini. E promuovere un’economia pulita, che blocchi quella sporca. Mentre i bravi giornalisti dovrebbero ignorare i comunicati stampa e capire, oltre al ‘chi’ e al ‘che cosa’ dei fatti, anche il ‘perché’. “Ho 48 anni – conclude Capacchione, spiegando il suo rapporto con la paura – e a questa età non si cambia. Non mi piego e faccio la vita di sempre. Prima o poi la mia vita finirà, intanto io sto sempre buttata al giornale. Temo per i miei cari ma mai nessuno mi ha mai detto ‘Rosaria statti zitta’. Mai”.