Category: Thoughts

10 Things I learned at DLD11

DLD is mostly a tech-oriented business event but nonetheless it pays attention to those big issues that interest us all: given that this world is full of wonders and constantly feeds us with new extraordinary findings, where do we want to go? What is our purpose in life? How can we make it better with the help of technology? And the fact that at DLD you can see Sean Parker and Paulo Coelho interview each other on stage (check it out) is a perfect example of “connecting the unexpected”.

Here are ten things I learned this year at DLD11:

1) Life is not measured by how many breaths we take but by how many moments take our breath away (Lakshmi Pratury);
2) Most of the germs on my body are located on my forearms (David Agus);
3) Technology craves agency and freedom (Kevin Kelly);
4) If I stop and listen to myself for some seconds I can hear my true self (Deepak Chopra);
5) Some people have genetic traits that make them different from others and allow them to do things that others can’t do. It’s not about eugenetics: it’s a matter of fact (Juan Enriquez);
6) Technology is the 7th kingdom of nature because it evolves like an organism (Kevin Kelly);
7) At least six species of humans coexisted thousands of years ago (Juan Enriquez);
8) The Social Network movie is “a complete work of fiction” (Sean Parker);
9) To be happy means to constantly chase new challenges (Paulo Coelho);
10) The body is a process not a structure. It is an energy and information field (Deepak Chopra).

Media casuali e pubblicità

Media surfaces: Incidental Media from Dentsu London on Vimeo.

Le agenzie di design londinesi Berg e Dentsu hanno provato ad immaginare un futuro in cui i media pervadono l’ambiente che ci circonda in maniera intelligente e non invasiva. Si parla in questo caso di media surfaces che forniscono informazioni di vario tipo: dall’attività dei nostri contatti sui social network alle ultime notizie provenienti dai quotidiani o dalla nostra banca. Le media surfaces teorizzate non sono più dei semplici distributori di informazioni ma diventano esse stesse dei messaggi; messaggi che cambiano a seconda del contesto, delle persone e del tempo, assumendo quindi una rilevanza che le rende informative e utili per chi si imbatte in esse. La connettività alla Rete è l’architrave di questi “media casuali”, poiché permette il reperimento di dati contestuali. Che sia questo il futuro della pubblicità?

Meglio essere Berlusconi

Le ultime dichiarazioni del Premier lasciano poco spazio all’interpretazione: meglio guardare le belle ragazze che essere gay. Ci ho riflettuto un attimo e, dopo essermi liberata di qualche pregiudizio, ho capito che Berlusconi ha ragione. Sì, credo che Berlusconi non abbia mai detto una cosa più vera in tutta la sua vita pubblica. Guardare le belle forme di una ragazza nel fiore della giovinezza è di gran lunga meglio dell’essere omosessuali. Sapete cosa significa essere omosessuali in Italia? Zero diritti civili, discriminazioni sul lavoro, bullismo, violenza… Rispondete con obiettività a questa domanda: siete davvero sicuri che, potendo scegliere, preferireste essere omosessuali in questo paese? Vi converrebbe? Il nostro presidente sa bene quello che dice quando proferisce parola e ciò che emerge dal suo discorso è un senso di sollievo. “Menomale!” pensa “Menomale che non sono nato gay in questo paese di merda!”. In Italia è molto più invidiabile chi – a ottant’anni e passa – può ammirare e desiderare la bellezza di due giovani seni e farsene vanto. Molto più felice chi può comprare una donna e una casa con quattro soldi. Infinitamente più fortunato chi sa che non sarà mai punito per le sue colpe. “Meglio essere Berlusconi”; è questo il messaggio sottinteso.

Il selvaggio West non perdona: Red Dead Redemption

Sono pochi i videogame che rimarranno impressi nella mia memoria per tutta la vita e Red Dead Redemption è uno di questi. Quelli di Rockstar non hanno dormito sugli allori della serie GTA e si sono superati creando un open world mozzafiato che ci mostra il selvaggio West all’epoca della guerra messicano-statunitense. In questa cornice storica – delineata in modo impeccabile – si svolgono le avventure di John Marston, ex fuorilegge che sta provando a rifarsi una vita dopo aver abbandonato la sua gang.

Il destino, però, è infame e John viene assoldato da due agenti federali del governo americano (che proprio in quegli anni stava costituendo quella che poi sarebbe diventata la CIA) che lo costringono a catturare i suoi ex compagni banditi e consegnarli alla legge; se non lo farà, saranno la moglie ed il figlio a pagarne le conseguenze. John si ritrova quindi a dare la caccia a quelli che un tempo erano suoi amici, alla sua ex famiglia: quella che lo aveva allevato dopo la morte dei suoi genitori.

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7 cose che farò a Settembre

  1. Riprendere a lavorare dopo le vacanze estive
  2. Acquistare un iPad 3G 32 GB
  3. Iscrivermi ad un corso di nuoto
  4. Preparare più dolci
  5. Non andare alla Mostra del Cinema di Venezia
  6. Pre-ordinare Assassin’s Creed “Brotherhood” per PS3
  7. Scegliere il soggetto del poster gigante che appenderò sul letto

La solita polemica sulla morte del libro cartaceo

Umberto Eco riferisce che i libri sono ancora vivi e vegetali. Menomale, perché cominciavo ad avvertire una certa ansia… La polemica “libro cartaceo versus libro elettronico” è tipica della stagione estiva; se però tutto si riduce alla solita questione carta/pixel diventa di una banalità colossale. L’unica cosa di cui valga veramente la pena discutere, semmai, non è l’approccio del lettore rispetto al nuovo formato del libro, bensì i nuovi modelli di business delle case editrici.

Su questo tema, comunque, ho le idee molto chiare. Non importa su quale supporto si legge: l’importante è che si legga. Altrimenti staremmo ancora a srotolare papiri. Io questo feticismo per la carta non lo capisco: tutti con la vanga in mano a chiedersi se seppellire prima il Kindle, l’iPad o l’edizione hardcover della Recherche di Proust. Se gli ebook possono far avvicinare più persone alla lettura, ben vengano!

P.S. che poi ce ne vuole di coraggio per definire l’iPad una “tavoletta”… roba che solo Eco può permettersi di dire.