Citando Gadda

«Il folle narcissico è incapace di analisi psicologiche, non arriva mai a conoscere gli altri: né i suoi, né i nemici, né gli alleati. Perché? Perché in lui tutto viene relato alla erezione perpetua e alla prurigine erubescente dell’Io-minchia, invaghito, affocato, affogato di sé medesimo. E allora gli adulatori sono tenuti per genii: e per commilitoni pronti a morire col padrone, anzi prima di lui facendo scudo del loro petto. (In realtà, appena sentono odor di bruciato se la squagliano). I non adulatori sono ripudiati come persone sospette ed equivoche. I contraddittori sono delinquenti punibili con decine di anni di carcere.

I derisori e gli sbeffeggiatori sono da appendere pel collo. Seconda caratterizzaione aberrante e analoga alla prima è la loro incapacità alla costruzione etica e giuridica: poiché tutto l’ethos si ha da ridurre alla salvaguardia della loro persona, chè è persona scenica e non persona gnostica ed etica, e alla titillazione dei loro caporelli, in italiano capezzoli: e all’augumento delle loro prerogative, per quanto arbitrarie o dispotiche, o tutt’e due. Lo jus, per loro, è il turibolo: religio è l’adorazione della loro persona scenica; atto lecito è unicamente l’idolatria patita ed esercitata nei loro confronti; crimine è la mancata idolatria»

Citazione di un testo pubblicato dall’ ingegnere Carlo Emilio Gadda nel 1945 estrapolata dal post pubblicato oggi da Concita De Gregorio, direttore de L’Unità.

Un nemico nel computer

Su Internazionale della settimana scorsa (il numero 862, a pag. 34) c’è la traduzione di un articolo molto affascinante di Mark Bowden che si intitola “Un nemico nel computer”. Racconta la storia del virus Conficker – diffusosi a partire dal Novembre del 2008 – che risulta essere tuttora il più insidioso, inafferrabile e contagioso in assoluto. Chi volesse può anche leggerlo nella sua versione in lingua originale sulle pagine di The Atlantic.

Comprendere il linguaggio dei fumetti: Understanding Comics

Nella cultura occidentale i fumetti sono sempre stati relegati al livello di arte “minore”, quasi rappresentassero una forma di intrattenimento di serie C. In “Understanding Media” c’è un passaggio interessante di Marshall McLuhan sui fumetti:

“The first comic books appeared in 1935. Not having anything connected or literary about them, and being as difficult to decipher as the Book of Kells, they caught on with the young. The elders of the tribe, who had never noticed that the ordinary newspaper was as frantic as a surrealist art exhibition, could hardly be expected to notice that the comic books were as exotic as eighth-century illuminations.

So, having noticed nothing about the form, they could discern nothing of the contents, either. The mayhem and violence were all they noted. Therefore, with naive literary logic, they waited for violence to flood the world. Or, alternatively, they attributed existing crime to the comics. The dimmest-witted convict learned to moan, “It wuz comic books done this to me.”

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