Category: LGBT

E’ nato Camp Magazine

Camp Magazine è un progetto che ho messo in piedi con alcuni amici: un blog collettivo sul mondo LGBT che vuole offrire spunti di riflessione interessanti, oltre la retorica e lontano dai siti più commerciali. Senza la fretta e l’ansia di dover trovare qualcosa di cui scrivere e con un occhio sul panorama internazionale. Per ora ho pubblicato un paio di articoli:

Fiaccolata contro l’omofobia a Roma: quello che non tutti hanno visto
Le lesbiche tornano in TV con The Real L Word

Fateci sapere cosa ne pensate.

Buone notizie dal fronte LGBT

Mi ha fatto sinceramente piacere leggere le dichiarazioni e l’autocritica del ministro Carfagna sul tema dell’omofobia. Ora si deve fare in modo che quelle del ministro non rimangano solo delle parole ma si tramutino in azioni concrete. Giusto ieri il Portogallo ha ratificato i matrimoni tra persone omosessuali estendendo a tutti il diritto di formarsi una famiglia.

Tra le altre cose, il presidente Napolitano ha consegnato una medaglia al valor civile a una ragazza napoletana, Maria Luisa Mazzarella, per aver rischiato la vita nel difendere un amico omosessuale da un’aggressione omofoba avvenuta lo scorso anno nella piazza centrale della città tra l’indifferenza dei passanti.

Dopo le parole del ministro (che hanno anche un forte valore politico, oltre che sociale) e il riconoscimento pubblico del presidente della Repubblica mi sento di dire che siamo un paio di anni luce più vicini alla civiltà.

La violenza sulle donne lesbiche

Seguendo l’esempio di altre amiche e conoscenti blogger, anche io voglio dedicare un post alla violenza sulle donne. Ci tengo a ricordare le tantissime storie di crudeltà nei confronti delle donne lesbiche: donne stuprate fisicamente, psicologicamente e verbalmente per il solo fatto di amare altre donne. Donne che hanno la metà dei diritti che una donna dovrebbe avere in un paese civile. Si sente parlare poco di queste storie: il motivo è che la vergogna e la paura provate in questi casi sono doppiamente angoscianti e, in un paese largamente omofobo come questo, spesso non suscitano l’empatia e la compassione altrui. Negli ultimi dieci anni ne ho conosciute tante di ragazze e donne adulte che hanno subito queste mortificazioni. Alcune sono tra le mie più care amiche. Vorrei che leggeste questa storia di qualche anno fa e che teneste sempre a mente una cosa importante: chi violenta una donna lesbica la violenta due volte.

Omosessuale, eterosessuale, non importa

ansa171769170911174327_big La campagna contro l’omofobia promossa dal Governo (qui l’audio della conferenza stampa) passerà alla storia più per ciò che rappresenta per il nostro Paese che per la sua reale efficacia. Dubito che il quiz a risposte multiple confezionato dai collaboratori del ministro possa sortire l’effetto sperato. Credo che questo lo sappiano anche le associazioni LGBT che hanno applaudito l’evento. Quello di cui abbiamo bisogno nel nostro paese non sono aborti di leggi e campagne pubblicitarie contro l’omofobia: servono leggi e diritti che riconoscano la pari dignità civile delle persone LGBT. Non ha senso parlare di lotta all’omofobia quando il Governo è il primo a non riconoscere i diritti delle persone che ne sono vittima. Punto.

Bisogna promuovere in tutti i campi una cultura delle differenze (non quella dell’appiattimento culturale) che getti una luce fresca e positiva sul mondo LGBT: è deleterio dover affrontare certi problemi sempre dalla prospettiva più oscura e negativa (ovvero, partendo dalla violenza e dalla frustrazione). Accantoniamo i toni pesanti e i colori tetri e mostriamo ciò che veramente è il mondo LGBT: colore, vita, desiderio di amare in libertà. Per l’analisi lucida e dettagliata della campagna vi rimando a quanto hanno già scritto i miei due amici Claudio e Barbara. Intanto chi volesse rimboccarsi le maniche per smuovere un po’ le cose può partecipare all’incontro per la preparazione del GayCamp e dei progetti Web ad esso collegati. Ci incontreremo il 18 Novembre alle 19:00 presso il Negozio Civico di Chiamamilano (zona San Babila). Tutti sono i benvenuti: omosessuali, eterosessuali… in questo caso davvero non importa.

An ocean and a rock is nothing to me

marriagequality Poco fa ho fatto una donazione a MarriagEquality, una campagna che ha lo scopo di estendere alle persone LGBT il diritto di sposarsi civilmente in Irlanda. Il video che la presenta (accompagnato dalle bellissime note di “An ocean and a rock” di Lisa Hannigan) sfiora la perfezione, sia per lo stile che per l’abilità di sintetizzare il messaggio. Certo non è un’iniziativa che porterà dei vantaggi diretti a me che vivo in Italia… ma è il minimo che posso fare per rendere questo mondo più civile.

Viola di Mare: le mie impressioni

locviolaUn film di cui, francamente, si sentiva la mancanza. Di storie d’amore se ne raccontano tante al cinema, forse troppe. Ma questa è speciale perché è la storia di un amore tra due donne. Ed è una storia tutta italiana. Tratto dal libro “Minchia di Re” di Giacomo Pilati, il film è ambientato nella Sicilia di fine ’800 e narra la storia vera di due donne che, sfidando le convenzioni dell’epoca, trovano un modo per vivere il loro amore in maniera “legale”, per così dire.

Cosa mi è piaciuto

1) L’interpretazione delle due protagoniste (Valeria Solarino nei panni di Angela/Angelo e Isabella Ragonese nel ruolo di Sara). Entrambe credibili e con un’ottima chimica.
2) Il coraggio di raccontare una storia come questa, in questo preciso momento storico.
3) Vedere due donne fare l’amore sul grande schermo e sapere di non essere in un cinema porno.
4) L’atmosfera nella sala cinematografica durante la proiezione: molta empatia e una tensione palpabile.
5) La frase “Sei bella come una Madonnuzza” che Angela dice a Sara. La riciclerò sicuramente in qualche locale per fare colpo.

Cosa non mi è piaciuto

1) Ha un ritmo strano. Il primo tempo scorre via in un lampo, non si capisce esattamente come nasca questo amore. A metà film sembra che i conflitti siano stati già risolti.
2) Finale scontato ma verosimile e plausibile, vista l’epoca in cui è ambientata la storia e le condizioni di vita.
3) La regia un po’ troppo televisiva. Più che un film sembra una fiction (ben fatta però).
4) La colonna sonora (Gianna, non volermene… ma quelle schitarrate…).
5) Il fatto che la regista e il cast abbiano insistito nel dire che “era una storia d’amore e basta” e che il sesso delle due protagoniste era un dettaglio per certi versi secondario. La Cucinotta ha detto che non sopporta il fatto che il film venga definito una “storia d’amore omosessuale”. Capisco il loro punto di vista e lo rispetto, ma penso che di questi tempi sia necessario ribadire certi concetti e pronunciare certe parole a voce alta. Parole come “LESBICA”, ad esempio. Sarebbe bello vivere in un mondo in cui non servono etichette: però queste etichette ci sono e dobbiamo trasformarle in etichette positive. Ciò non toglie nulla alla bellezza del film, che lascia passare anche più di quanto la regista, la produttrice e la sceneggiatrice abbiano voluto trasmettere intenzionalmente (e lo fa in maniera egregia e non filtrata).