Sono pochi i videogame che rimarranno impressi nella mia memoria per tutta la vita e Red Dead Redemption è uno di questi. Quelli di Rockstar non hanno dormito sugli allori della serie GTA e si sono superati creando un open world mozzafiato che ci mostra il selvaggio West all’epoca della guerra messicano-statunitense. In questa cornice storica – delineata in modo impeccabile – si svolgono le avventure di John Marston, ex fuorilegge che sta provando a rifarsi una vita dopo aver abbandonato la sua gang.
Il destino, però, è infame e John viene assoldato da due agenti federali del governo americano (che proprio in quegli anni stava costituendo quella che poi sarebbe diventata la CIA) che lo costringono a catturare i suoi ex compagni banditi e consegnarli alla legge; se non lo farà, saranno la moglie ed il figlio a pagarne le conseguenze. John si ritrova quindi a dare la caccia a quelli che un tempo erano suoi amici, alla sua ex famiglia: quella che lo aveva allevato dopo la morte dei suoi genitori.
Messosi sulle tracce di Bill Williamson e della sua banda, John sarà coinvolto in una serie di avventure nei territori tra Stati Uniti e Messico, dove il confine tra bene e male è labile e mutevole proprio come quello tra due paesi in guerra. Questo fattore condiziona anche le dinamiche di gioco, visto che in certi casi sparare ad un soldato americano comporta la perdita di onore (con conseguente taglia sulla propria testa) e in altri casi l’esatto contrario.
Ci sono molte side mission accanto alla storia principale e la struttura stessa di questo mondo aperto nel quale si svolgono le vicende consente di creare molteplici tipologie di interazione; più lo si esplora e più si concretizza la possibilità di imbattersi in personaggi assurdi che spesso regalano delle vere perle di saggezza. Non ci sono obblighi e non è necessario svolgere le missioni per divertirsi: una volta ho dedicato un’intera sessione di gioco alla caccia degli orsi sulle montagne innevate nei dintorni di Tall Trees e mi sono divertita tantissimo.
Il motore grafico e il design di Red Dead Redemption sono di un livello superiore a qualsiasi altro gioco presente in questo momento sul mercato. I movimenti delle persone e degli animali sono di una verosimiglianza impressionante. L’unica cosa che mi dispiace è il fatto che John Marston non sia in grado di nuotare e quindi muoia ogni volta che l’acqua gli arriva alle anche… Che dire, invece, della trama del gioco? Non ha nulla da invidiare a quella di un film o di un bel libro e presenta dei dialoghi pieni di umorismo e di cinismo. La colonna sonora, poi, è spettacolare.
Il confronto con GTA IV è inevitabile e i due giochi hanno molte cose in comune:
- sono entrambi ambientati in open world
- hanno come protagonisti due personaggi controversi con un passato oscuro che vorrebbero redimersi ma si trovano a dover commettere delle azioni riprovevoli contro la loro volontà
- i protagonisti sono circondati da personaggi che bevono, si drogano e non si fanno scrupoli di alcun tipo
Forse l’unica differenza sostanziale è quella cronologica e socio-culturale dettata dalle due diverse ambientazioni: in Red Dead Redemption sono dei valori sani a guidare il protagonista, il quale commette dei crimini nella speranza di ottenere la libertà e ricongiungersi alla sua famiglia (ah, dimenticavo: John Marston è fedele alla moglie e non va con le prostitute); in GTA IV il vecchio Niko va a Liberty City per vendicarsi di un ex commilitone e fare una vita da nababbo, attirato dai racconti inverosimili di suo cugino Roman.
GTA IV ci ha portati nella giungla metropolitana, dove l’onore non esiste perché l’unica cosa che conta è non farsi beccare dalla polizia. A Liberty City non si sperimenta neanche la solitudine allo stato puro, perché la città è un mix di tante solitudini. In Red Dead Redemption, invece, ci si trova immersi in terre selvagge con rari insediamenti umani; terre in cui non esistono criminali ma solo ribelli delusi dai propri sogni, solitamente aggregati in bande di tipo familiare. La legge è cangiante e inafferrabile e quindi dà ragione potenzialmente a tutti. “You can’t change, John“: è una frase che Mr. Marston si sente ripetere più volte con formule diverse. E lo stigma della vita precedente lo accompagnerà fino alla fine del gioco, segnandone il destino.
Devo dire che le ambientazioni Western (come pure i film Western tranne rare eccezioni) non è chi mi appassionano molto, ma credo che stavolta il titolo di Rockstar mi farà ricredere per le cose che ho visto e letto.
Soon on my xbox360 :)
Amo i film western e sono anche un designer 3d, questo gioco è fatto veramente bene.
bel post…. ciao… @centopixel