La cultura pop ci rende intelligenti: Everything Bad is Good for You

Il termine “pop” è da sempre associato alla mediocrità ed al consumismo; eppure c’è qualcosa di poetico nel pop, in quella sua ricerca dell’archetipo, nel suo appellarsi ad un inconscio collettivo junghiano che possa accomunare tutte le persone. Il pop è ciò che ci unisce e ci mette sullo stesso livello, mentre la cultura aulica ci divide da sempre in esperti e ignoranti. Ne deriva che per misurare l’intelligenza e l’evoluzione di una società si deve fare necessariamente riferimento allo stato in cui verte la cultura di massa, perché solo essa può fornirci il kanon.

Nel libro “Everything Bad is Good for You” (in Italiano “Tutto ciò che ti fa male ti fa bene”) il prolifico autore Steven B. Johnson fa un’analisi lucida della cultura pop e ci illustra come negli ultimi trent’anni tutto ciò che viene etichettato come “pop” (principalmente TV e videogame) abbia contribuito a far evolvere la società in modi inaspettati.

“For decades we’ve worked under the assumption that mass culture follows a steadily declining path towards lowest common denominator standards… but in fact, the opposite is happening: the culture is getting more intellectually demanding, not less”

L’idea che la cultura pop tenda ad appiattire la società viene completamente rovesciata: è proprio la cultura pop che aiuta la società ad evolversi, proponendo ad essa dei messaggi e dei linguaggi sempre più complessi. Le serie televisive degli anni Sessanta avevano fabulae semplicissime e intrecci sempre lineari. Mettiamo a confronto Starsky & Hutch e Lost o The Jeffersons e Friends e ci renderemo conto di come le storie narrate siano diventate sempre più complesse con il passare degli anni.

Johnson affronta anche l’annosa questione “libri versus videogame” e spiega come i videogame siano in realtà delle esperienze straordinariamente immersive che catapultano il giocatore (di qualsiasi età) in una dimensione in cui la conoscenza è sempre empirica e si ottiene solo con l’esplorazione e la curiosità. I ragazzi sono per natura attratti dalle novità e cercano costantemente stimoli nell’ambiente circostante: la TV ed i videogame sono in grado di fornire questi stimoli e, se dosati nel modo giusto, possono sviluppare la loro intelligenza in maniera creativa.

E’ molto affascinante la parte in cui l’autore chiede al lettore di immaginare cosa penseremmo dei libri se fossero stati inventati dopo i videogame: probabilmente li considereremmo una perdita di tempo che ci costringe a seguire una linea narrativa imposta da qualcun altro e ci porta ad isolarci dal mondo con gravi danni per la nostra socialità. Al contrario, i videogame sarebbero visti in modo positivo poiché stimolerebbero la curiosità delle persone e affinerebbero la loro capacità di problem solving, rimanendo al contempo delle esperienze che si fondano sulla condivisione e la socialità.

Potrei andare avanti per ore ma vi rovinerei la sorpresa di leggere uno dei saggi più stimolanti e brillanti che siano mai stati scritti sulla cultura contemporanea. Raramente ho trovato del materiale altrettanto interessante su questi temi (e con argomentazioni anche lontanamente paragonabili a quelle di Johnson). Lo consiglio soprattutto agli educatori ed ai genitori.

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