Premetto che non sono una musicista. In compenso, però, adoro la musica in modo viscerale. Ciò detto, Clair de Lune, il terzo movimento della Suite Bergamasque di Claude Debussy è, secondo me, il racconto musicato della vita. La narrazione delle fasi dell’esistenza umana. Non so scomporre una melodia in più parti, quindi prenderò come riferimento una costante universale: il tempo.
All’inizio è come osservare un bambino impacciato che muove i primi passi nel mondo. Si coglie la tenerezza delle prime scoperte e l’esitazione nel compiere piccoli gesti. A partire dal minuto 1:30 si entra in una nuova fase: quella dell’adolescenza, della gioventù. I primi sentimenti si affacciano con incertezza ma ora c’è coscienza e, soprattutto, c’è la voglia di conquista – sebbene placata dall’inesperienza. Già a 2:30 si nota qualcosa di diverso: c’è più determinazione: ora si sa ciò che si vuole e si sa come ottenerlo. A 2:54 siamo nella piena maturità sentimentale, quella dell’età adulta. Al sopraggiungere dei 3:20 accade qualcosa di strano: torna la dolcezza dell’esordio ma stavolta è strutturata e composta: è il momento in cui si recupera l’infanzia perduta perché viene generata nuova vita. Il minuto 3:55 apre la fase finale: quella in cui la passione è svanita e una calda cenere rimane a riscaldare l’anima. E’ l’età della saggezza, in cui la vita è stata assorbita al punto che i ricordi sono accessori e possono anche essere dimenticati. Così come si dimentica di avere un cuore che batte o dei muscoli che si muovono senza la nostra volontà.
Stando a quanto affermano i biografi di Debussy, Clair de Lune si ispira all’omonimo poema di Paul Vérlaine, che riporto qui in una mia grezza traduzione dal Francese.
Chiaro di luna
di Paul Vérlaine (1844 – 1896)
La tua anima è un paesaggio fantasioso
Dove vanno figure mascherate e travestite
Suonando il liuto e danzando, quasi
tristi sotto i loro costumi ingannevoli.
E tutte cantano in tono minore
di Amor che vince tutto e del Fato propizio
Non sembrano credere alla loro felicità
E il loro canto si confonde con il chiaro di luna.
Il chiaro di luna, immobile, triste e bello
Che fa sognare gli uccelli sugli alberi
E fa guizzare in estasi le fontane -
Le grandi e svelte fontane – tra i marmi.
Anche io non sono musicista, ma leggendo il tuo post mentre ascoltavo/vedevo la musica non posso che concordare, complimenti! :)
Bellissima riflessione Livia. Per fortuna che ogni tanto c’è qualcuno che mi fa ascoltare la musica in modo un po’ più attento..
Forse non voleva dire niente, consolarsi, illudersi, cullarsi, quante volte, sono stato così, in un giardino di Milano pieno di foglie cadute, non avere con chi parlarne, parlare con se stesso, ascoltare, perchè forse c’è un messaggio che viene da una parte della vita, che cerca di farci capire, voglia di correre, scoprire, e anche se non c’è forse lì dove stiamo per arrivare, altro che la nostra speranza, ecco forse questo pianoforte, consola, come una preghiera, una pausa, un suggerimento,parlare a se stesso, e scoprire che pensi cose che sono adatte per tutti, confortanti, entusiasmanti, che importa se solo per la durata di un concerto, ho il mio terrazzino invaso dalla luna, le nuvole ne sono illuminate, anche lui, poi ha chiuso il pianoforte, si è messo in poltrona, in note, che ha scoperto, che sono venute chissà da dove.
Cara Livia,
Sono una specialista in fragranze e la percezione olfattiva è come respirare musica,ho letto il tuo commento che trovo illuminante! Clair de Luna l’ho scelto come base musicale per il mio corso di fragranze per porre l’attenzione sul significato profondo del profumo, cioè la rappresentazione del nostra essenza più vera ed emotiva nel percorso della vita. Il commento è perfetto per il momento dell’estasi olfattiva che voglio creare in aula e lo leggero volentieri al pubblico nominandoti! Sei bravissima continua nella tua passione musicale e permetti a questa tua sensibilità di diventare un lavoro!