Ho guardato i video della lectio magistralis tenuta da Eugenio Scalfari all’Università di Perugia. Mi ha colpito in particolare la seguente dichiarazione (che cito liberamente):
Si dice che il vero giornalista sia colui che è capace di distinguere il racconto dei fatti dalle opinioni personali. Ma il giornalista vero sa bene che non esiste una realtà univoca e assoluta, perché tutto viene filtrato da chi la racconta. Per questo motivo la cosa più obbiettiva che posso fare, in quanto giornalista, è dire da che punto di vista io guardo i fatti che racconto. Dichiarare che si è di parte è il massimo che si possa fare a tutela dell’ onestà intellettuale.
Sono pienamente d’accordo. Mi ricordo di quando al liceo ci facevano esercitare nella redazione di articoli giornalistici in vista dell’esame di maturità. Puntualmente sbagliavo qualcosa… Eppure – pensavo – mi sarebbe piaciuto fare la giornalista, raccontare storie con obbiettività. Ma niente da fare, sono sempre stata preda del relativismo e la mia coscienza è qualcosa che non sono mai riuscita a zittire.


magari potevi raccontarle con un B sola…
L’Accademia della Crusca me lo consente. “Obiettivo” è semplicemente più aulico perché deriva da “obiecto”.
E’ la stessa differenza che passa tra “abietto” e “abbietto” (cioè nessuna).
meglio la sintesi. una B è più che sufficiente.
fantastico: dopo la lezione di giornalismo ora ho preso pure la lezione di ortografia :)
Perugia non Urbino ;)
Oh… corretto. Giuro che ieri c’era scritto Urbino sul sito di Repubblica! Grazie Fabio.
Posso dire Fabbio, eventualmente?
:D
Si si tu puoi dire quello che vuoi :)