C’è gente che -ingenuamente o intenzionalmente- appiccica il suffisso “-camp” ad iniziative che sono completamente estranee alla tradizione dei barcamp.
Ciò che mi indigna, tuttavia, è il fatto che le medesime persone si ritengano in grado di valutare la qualità dei partecipanti. Che iattanza…
Per questo motivo, desiderosa di manifestare la mia protesta, mi sono associata al gruppo “Indigeni Digitali” presente su Facebook.
Di tutto questo parlerò prossimamente su Intruders.TV
Livia,
forse ti eri persa le lunghe discussioni a proposito del MarketingCamp e sulle ragioni della sua diversità che prende in prestito solo una parte dei principi del Barcamp. E’ ala terza edizione e di ingenuo ha poco. Tanto è che non usa la piattaforma barcamp.org come invece fanno altri sedicenti Barcamp.
Sei stata un po’ superficiale a indignarti senza conoscerne gli estremi e gli antefatti, tuttavia sono convinto che hai il giusto talento per diventare una giornalista a tutto tondo. Auguri per la tua recente avventura video.
Ciao
Marco.
Grazie per il commento, Marco.
Tuttavia la mia indignazione è fondata su basi non esattamente definibili come “superficiali”.
Tu, come tante altre persone, sei libero di organizzare eventi interessantissimi ed invitare chi ritieni in grado di potervi partecipare.
Ciò che mi domando è: perché chiamarli barcamp? E’ un po’ come organizzare una degustazione di finissimi vini D.O.C. francesi e poi chiamarla “la sagra della porchetta di Ariccia”.
Non mi permetto di giudicare i contenuti da te proposti, bensì il tipo di contenitore da te adottato, che mi sembra poco confacente agli obiettivi che vuoi raggiungere.
Sono certa che comprenderai.
ci sono porchette e porchette…
Pingback: pseudotecnico:blog » Barcamp e appropriazione indebita
Marco: “prende in prestito solo una parte dei principi del Barcamp”. Allora perchè chiamarlo “barcamp”?
@Feba:
Forse perchè ecpipsupdpdbCamp (=Evento Che Prende In Prestito Solo Una Parte Dei Principi Del Barcamp) era poco intuitivo :)
Comunque si, il suffisso “camp” è decisamente inflazionato.
Livia,
capisco perfettamente cosa intendi. Infatti l’assonanza con i Camp deriva davvero dall’aver copiato alcuni dei principi dei BarCamp, primo fra tutti il: nessuno è spettatore, tutti partecipano.
Ma non è aperto con un BarCamp. Ciò che ti dommandi è giusto: “perché chiamarli barcamp?”. Il MarketingCamp non si chiama BarCamp e non è sulla sua piattaforma.
Feba, come sopra: non si chiama BarCamp.
MAtteo, si è vero, è inflazionato, ma non lo era ai “tempi” del MarkeitingCamp-1.
sempre promiscuità…
…nonCamp siCamp staCamp unCamp pòCamp esagerandoCamp?
Ovviamente condivido. Ci mancherebbe.
Solo una osservazione su “Indigeni digitali”, poi la scriverò anche in Facebook: nella descrizione dice “diffida del marketing online”, secondo me il termine giusto è “diffida di un certo peloso marketing online”. Perchè diciamocelo, il marketing online serve, non avremmo potuto organizzare il romagnacamp, ad esempio, senza qualche sponsor desideroso di fare marketing online e offline. Quel che conta è la trasparenza. E la trasparenza paga sempre.
Ele, concordo pienamente e anche Luca sembra entusiasta del tuo suggerimento.
Pingback: Diamo un giusto nome alle cose at Stefano Mainardi
> Feba, come sopra: non si chiama BarCamp.
Questo è più un cavillo che altro: il suffisso “Camp” è quello che richiama all’attenzione, tanto che il primo BarCamp italiano si chiamava BzaarCamp.
Buffo peraltro che legga questo problema solo ora, dopo che io ed altri avevamo segnalato la cosa a Marco alla prima edizione.
Buffo ancora di più che il tutto nasca coincidentalmente ad un post di Bru sull’argomento (che ricordo è stato proprio il principale fautore del BzaarCamp). :P
@Folletto Malefico
>Buffo peraltro che legga questo problema solo ora, dopo che io ed altri avevamo segnalato la cosa a Marco alla prima edizione.
1)Non è che il primo che ha sollevato un problema abbia poi il diritto esclusivo di parlarne per omnia saecula saeculorum. O mi sbaglio?
> Buffo ancora di più che il tutto nasca coincidentalmente ad un post di Bru sull’argomento (che ricordo è stato proprio il principale fautore del BzaarCamp). :P
2) Qui non si parla dei contenuti del barcamp: si parla del fatto che aziende e persone furbe utilizzino il format del barcamp per promuovere iniziative che non hanno niente a che vedere con lo spirito del barcamp… soprattutto perché pretendono di essere a numero chiuso.
:)
1) Uhm mi sa che son stato frainteso. Era una considerazione, non una critica tantomeno una espressione di qualche diritto supposto. :)
Ovvero mi chiedevo cosa avesse portato oggi a queste riflessioni, mentre tempo addietro non accadde con la stessa intensità. :)
Non volevo aggredire nessuno, perdono. :)
2) Anche qui, era buffa la coincidenza dei due eventi, nulla di più. :)
Poi beh, io parlavo della filosofia del BarCamp, non dei contenuti. La filosofia che appunto viene ignorata a piè pari.
Mi viene anche da aggiungere che di per sé non vedo niente di male che una azienda promuova un BarCamp, sempre che – appunto – rimanga fedele alla filosofia.
Una risposta a quelli pieni di dubbi riguardo all’iniziativa che condivido con marco, l’organizzazione dei marketingcamp.
E inizio con una perplessità: non viviamo in una rete, non esistiamo in un ambiente virale, non siamo vicini al NO COPYWRITE, non siamo in un ambiente che vive della trasformazione continua e proprio da essa trae il suo spettacolare carburante? Pensavo di sì: pensavo che la contaminazione dei generi, dei target, delle idee e strategie fosse ormai dato per scontato, metabolizzato…
Non mi pare da molti post che ho letto: la mia meraviglia è che si difende una tradizione, il barcamp, per altro utile, importante ed efficace per gli scopi che si prefigge. Ma non è un mito inattaccabile: come tutto si può modificare, reinterpretare senza per questo ‘offendere’la sua natura. Il marketingcamp è formato da due parole comunissime (detto tra noi camp esisteva moltissimo tempo prima del web)che in associazione danno un’iniziativa con un profilo ben preciso: reinterpretare un modo nuovo di incontrarsi e renderlo fruibile, metabolizzabile da un pubblico business che altrimenti mai, sottolineo MAI, verrebbe a contatto gomito a gomito con realtà come i blog e i talenti emrgenti dalla rete in una location con soli 40 posti disponibili (ripeto 40) perchè noi non riusciamo a fare di +. Quindi bene il barcamp (che però non è una vergine immacolata che non si può cambiare, come google non è il nuovo dio e mi sta creando parecchie disillusioni come chi, anche in questi post, forse non ha ancora compreso bene che il mondo sta cambiando, velocemente, e che la natura del cambiamento (e anche delle nuove idee)è sempre stata una contaminazione di varie idee precedenti: non bisogna scomodare la filosofia greca per sapere che la creatività trae sempre spunto da idee passate solamente RI-Viste sotto un’altra luce. Ho la NAUSEA di vergini intoccabili o di cose che non possono mutare: questo modo di pensare ha generato secoli di misfatti e ha sempre frenato il cambiamento. Quindi bene il barcamp che risponde perfettamente a certe logiche, bene gli indigeni digitali come gli esploratori digitali,bene il nocamp con la sua visione dadaista (come altri), e bene anche il marketingcamp che ha come mission far incontrare profili ‘senior e affermati’ con nuovi talenti (in questo caso la proporzione sarà di circa 25 profili senior e 15 new talent) e che dalle esperienze di incontro innovative(marco e io ne abbiamo a bizzeffe a partire dal 1996)ha preso qualche spunto. C’è post(o) per tutti! Ciao
Vedi Fabrizio, remixare i contenuti, evolvere e trasformare non c’entrano però con quanto si sta criticando. :)
Il punto è l’utilizzo di un termine per qualcosa che non porta con sé i principi sui quali quel termine si fonda.
Anche la tesi ‘detto tra noi camp esisteva moltissimo tempo prima del web’ non regge: il MarketingCamp è stato dichiaratamente citato come “evento che ha preso solo certi elementi del BarCamp”. L’organizzazione stessa ha dichiarato che “camp” sta per “BarCamp” e non per un uso precedente. :)
Puoi farti venire tutte le nausee che vuoi, anche se ti consiglio di evitarlo. ;)
Non ne vale la pena, davvero. :)
Però… consiglio di recepire le critiche, piuttosto che ignorarle con nausee inutili, non trovi? :)
Tornando a noi: evolvere significa trasformare. E se è questo che è stato fatto, sarebbe bastato prendere un altro nome. Non ci sarebbe NIENT’ALTRO da cambiare. Perché a quel punto potrebbe essere detto con orgoglio che ‘ha preso certi elementi del BarCamp’.
Ti offro anche un altro punto di vista: vi è anche una ‘aggravante sociale’ (ovvero, determinata dalla percezione sociale): il nome “marketing” è tristemente noto per appropiarsi di concetti e sfruttarli per il rendiconto personale. Quindi la percezione delle persone a leggere “MarketingCamp” ove non ci sono alcuni elementi *ESSENZIALI* del BarCamp rinnova questo triste stereotipo sociale.
Si può reinventare tutto, trasformare ed evolvere, potete fare qualunque cosa – direi anzi che è essenziale. Ma se c’è stata una critica a ogni MarketingCamp, da persone diverse… forse il dubbio che le critiche abbiano un fondamento dovrebbe venire, non credi? :)
Querelle a parte, credo che la frase di Marco “Sei stata un po’ superficiale a indignarti senza conoscerne gli estremi e gli antefatti, tuttavia sono convinto che hai il giusto talento per diventare una giornalista a tutto tondo” sia stata sì superficiale, una caduta di stile, una scorrettezza. Perché mai sminuire il proprio interlocutore?
fabrizio, non c’è bisogno di tirare fuori i diritti fondamentali dell’uomo per giustificare la scelta di un nome per un evento. Il discorso è molto più semplice. Tu vedi un nome che ti piace e che fa figo. Lo usi perchè ti va e sei libero di farlo. Noi diciamo che è una furberia e il tuo marketing è peloso. Anche noi siamo liberi di farlo.
LaLui, sarebbe davvero interessante che MCC ci spiegasse quali sfumature del talento di Livia, lui sia convinto siano giuste, per diventare una giornalista a tutto tondo.
ciao Folletto Malefico e Luca Sartoni, quando ho citato il nocamp e indigeni digitali ammirando la loro creatività di esserci, volevo intendere che rispetto totalmente la critica: il mio surriscaldamento era solo relativo ad un atteggiamento non di critica ma di moraleggiamento…..Mi spiego meglio: trovo in rete un’ inspiegabile ripiegamento e tendenza alla santificazione di loghi e organizzazioni che, a mio parere, sono fortemente frenanti il cambiamento.
Vedo nuovi paradigmi religiosi in cui Google siede al centro, il bar camp a destra e non so chi altro a sinistra: in questo sono feroce, non verso le critice. Sono feroce verso quello che è si dichiara ‘puro e immutabile’ e i loro protettori….
Riguardo il marketing e il possibile nostro atteggiamento ‘furbetto’: ti sembra che io e marco abbiamo proprio bisogno di ‘cavalcare’ qualche termine alla moda? Tutte le nostre iniziative in rete di questi 10 anni potrebbero convincerti della ns buona fede ma anche riguardo il mio (non voglio parlare a nome di marco) senso di appartenenza al mondo della comunicazione e del marketing in generale: non temo di ‘sporcarmi le mani’, la vita è così, il lavoro è contaminazione continua….Chiudiamo alla grande riguardo quest’ultimo concetto con W.Burroughs: ‘The language is a virus’!
ciao
ps.
qui sotto riporto un post di edoardo colombo sull’argomento:
‘Se dovessimo andare a vedere se e’ nato prima l’uovo o la gallina, scopriremo che il primo evento che usava la denominazione CAMP era…una non conferenza a inviti ospitata dall’editore di testi Tim O’Reilly.
http://it.wikipedia.org/wiki/BarCamp
Non è una questione di immutabilità e ricerca della purezza.
Ben vengano le contaminazioni, ma se a me e ad altri non piacciono semplicemente lo diciamo a chiare lettere. Anche rifiutando inviti, quando serve. Poi ognuno è libero di scendere a compromessi quanto gli pare. Ma qui verrà sempre messo tutto in discussione.
Io non giudico negativamente l’idea che ci possano essere diversi tipi di barcamp.
Oggigiorno si tengono sia barcamp tematici che barcamp liberi e questo avviene nel rispetto di alcune consuetudini, tra cui la seguente: il barcamp non è una conferenza ad inviti.
Come dicevo in precedenza, ciò che metto in discussione non sono i contenuti del MarketingCamp, bensì il fatto che venga definito un barcamp. Non si può chiamare barcamp un incontro i cui partecipanti vengono selezionati in base a criteri di giudizio insindacabili.
Fossi in voi, visto che l’originalità non credo vi manchi, inventerei un nuovo termine .
Livia, non so più come ripeterlo: non l’ho mai definito un barcamp e a dimistrazione di ciò, a differenza degli altri omologhi non è sulla piattaforma BarCamp.org.
Faccio fatica a partecipare a una discussione così superficiale. Siamo tutti disposti a replicare, discutere, confrontarci o ammettere eventuali errori, ma se il contesto è così superficiale e si devono ripetere i fondamentali (vedi: non è un barcamp), diventa difficile stare “al passo”…
Trovo molto corretta l’analisi di Fabrizio e ritengo queste critiche un po’ sterili anche se sono il primo a dare la giusta importanza ai concetti, ai termini e alle definizioni. Forse sarebbe opportuno, come scrive Livia, cambiare il nome, così si eliminano fraintendimenti. Per il resto, auspico che incontri come i BarCamp et similia, aperti o chiusi che siano, aumentino e ognuno partecipi a quello che preferisce. L’abbondanza è meglio della scarsità.
L’unico problema del MarketingCampPrive’ risiede nel fatto che è stato pubblicizzato.
Se si fosse chiamato allo stesso modo senza essere pero’ pubblicizzato non sarebbe stato un problema a mio avviso.
Essendo infatti un evento ad invito, è paragonabile ad una cena fra amici in cui sono io ad invitare chi voglio che partecipi. Poi come vogliamo chiamare quella cena è solamente affar mio.
NeCoSi, non capisco il senso della tua opinione. Io nel mio blog parlo ti tutto quel che mi riguarda. Sono tra i fondatori del MarketingCamp e ne ho parlato. Nella fattispecie poi abbiamo deciso di aprirlo a 10 “Esploratori” e il post è servito anche a “Stanare” quelli “veri”.
C’erano anche degli esploratori falsi?
@Fabrizio: quando parlavo di “aggravante sociale” intendevo proprio una percezione comune, non stavo minimamente dicendo che voi lo stavate facendo con quegli scopi, non c’è alcun bisogno di difendersi. :) Semplicemente, è una percezione sociale della disciplina in sé. :)
Per la terminologia, “FooCamp” – non “Camp” come riporti – era la conferenza di O’Reilly, da cui il “BarCamp” (foo-bar, due nomi di funzioni mock nella programmazione). :)
~
@All: L’obiezione è a mio avviso corretta, e viene iterata ogni volta che appare un nuovo MarketingCamp. Non credo che dare dei ‘superficiali’ contribuisca in alcun modo ad una discussione che è evidente come non sia né superficiale né marginale, ma un problema nella scelta di termini e nel mutuare una filosofia.
Poi, evidentemente, ognuno la pensa come gli pare… in fondo, le critiche che erano state fatte alla prima e alla seconda edizione non son state recepite, dubito accadrà ora, vista soprattutto la propensione a non accettare la critica, nonostante ne sia ovvia la fondatezza.
~
In ogni caso, MCC è liberissimo di parlarne dove gli pare. Il problema è nella scelta del termine, NON nel fatto che ne divulghi l’esistenza. Se non l’avesse fatto la critica non sarebbe cambiata di una virgola. :)
Facciamo un bel CampCavalloCheL’ErbaCresce, oppure il SottoLaPancaLaCapraCamp.
Cercasi sponsor.
:)
Livia il buonumore spesso risolve ;)
Oppure anche uno in napoletano stretto sul problema della disocuppazione e l’arte di arrangiarsi, TiraCamp(à).
Comunque se l’evento è davvero è iniziato 3 anni fa non lo si può tanto accusare di sciacallaggio semantico secondo me. Anche perchè come già accennato, lo stesso Foo Camp (ispiratore dei BarCamp) era a invito. Comunque sono d’accordo che dia fastidio agli appassionati di BarCamp, sentire questa associazione con un evento abbastanza estraneo (che, ciliegina sulla torta, parla anche di marketing), per attenzione alla sensibilità altrui MCC avrebbe dovuto forse chiamarlo “Marketing BoF 2007″ magari. Ma MarketingCamp di sicuro gli suonava meglio :)
—
[quote]
http://en.wikipedia.org/wiki/BOF
A BoF session, an informal meet-up at conferences, where the attendees group together based on a shared interest and carry out discussions without any pre-planned agenda. [/quote]
ps: comunque le qualifiche necessarie per essere considerato “esploratore digitale” mi rimangono ancora oscure, forse i desiderosi prescelti se ne devono stare veramente con il fucile da caccia e l’abbigliamento da safari davanti al monitor come nella vignetta probabilmente.
@Mike: sono alla terza edizione, ma non è nato 3 anni fa. :)
La prima edizione risale infatti a gennaio, ove gli vennero fatte le stesse critiche (guarda i commenti). :)
Giusto per dare un riferimento, il primo BarCamp italiano è stato il BzaarCamp di settembre 2006. :)
@Folletto
Allora ok, visti i tempi l’intenzione di sfruttare il fenomeno molto probabilmente c’è stata.
Comunque a livello teorico il “camp” resta (purtroppo se volete) da un certo punto di vista valido (perchè comunque non ci sono relatori programmati anche se è a invito, un pò come il Foo quindi, per quanto ho potuto capire), anche se però la parola quando è nato quest’evento ormai era più comunemente associata a un raduno spontaneo e aperto, e quindi ovviamente non sono d’accordo con questo tipo di sfruttamenti dal punto di vista etico.
Molto interessanti comunque queste lotte di riappropriazione e di difesa dei significati, effettivamente la pubblicità ne ha già svalutate un bel pò di parole, speriamo almeno che stavolta fallisca.
Sentendomi citato, anche se di striscio, vorrei provare a dire la mia, anche se le conversazioni fiume mi lasciano sempre un po’ perplesso.
In verità, ci tengo a fare solo alcune precisazioni, che ritengo salienti:
1. Le parole sono importanti
…anche se non sono daccordo sul farne una guerra di religione, ritengo che l’appunto già riportato da Folletto sia importante, perché spiega, in parte, le ragioni di tanto puntiglio:
“FooCamp” – non “Camp” come riporti – era la conferenza di O’Reilly … FooCamp era, come si è detto strettamente ad invito.
BarCamp nacque, in reazione al FooCamp, per permettere a chiunque di partecipare. Da allora ci sono stati circa 250 Barcamp (http://factoryjoe.com/blog/2007/09/07/on-exporting-the-culture-of-silicon-valley/), e (se non sbaglio) 3 FooCamp.
2. MarketingCamp sarebbe bello se…
D’altro canto, il bello delle non-conferenze è che il formato uno se lo ritaglia a propria misura. Nel mio ultimo post ho provto ad esempio a seguire la traccia evolutiva del fenomeno BarCamp in Italia, in quanto si differenzia parecchio dalle esperienze che ho vissuto all’estero.
Tutt’altro che vergini immacolate quindi.
Io credo il punto sia un altro: che MarketingCamp è… un gran bel nome!
Vi spiego: personalmente mi piacerebbe davvero vedere/vivere una non-conferenza dedicata al marketing, aperta (nei limiti della disponibilità di posti, ovvio), destrutturata, emergente, ma come si fa? Toccherà trovare un nuovo nome, ché questo è già preso, ed è un vero peccato, suonava così bene…
Il punto, quindi, è che un nome è solo un nome, perché un nome è solo un nome.
3. Una cosa in Italia la dovremmo imparare…
…a prescindere è la “flessibilità”. In questo caso non sto indirizzando la critica a nessuno in particolare, ma vorrei sottolineare il passaggio di Elena che chiarisce che marketing (online o offline) serve o, meglio, può essere strumentale ad eventi interessanti (come si spera siano i *Camp): questa è almeno stata la mia esperienza negli ultimi due anni qui a Londra, dove tutto è rigorosamente sponsorizzato e anzi son le aziende a fare a botte per offrire chi il pranzo, chi il caffè, chi gli spazi o gli immancabili gadget. I partecipanti lo sanno e tranquillamente scelgono se ignorare o accogliere il messaggio.
Personalmente, vi dico senza problemi che dal momento del primo BarCampLondon, Yahoo! (che ci ospitò nei suoi uffici) mi è stata subito molto, molto più simpatica :)
Ah già che ci siamo: sarebbe anche il caso di chiarire, una volta per tutte, che “limite” non è sinonimo di “male”.
Se si pone un tetto alla partecipazione, può essere per un numero di buone ragioni, che vanno da: risorse organizzative, risorse logistiche o (soprattutto) risorse cognitive. Sul terzo punto, in particolare, vi invito a meditare.
In parole povere, se BarCamp fosse un nome commerciale (marchio) l’uso del nome MarketingCamp sarebbe vietato presentando una semplice opposizione tramite Camera di Commercio.
Ma come credo che Barcamp non è un marchio registrato, la scelta che hanno fatto è ottima, lo bello della cosiddetta condivisione.
Posso dire che l’atteggiamento di Marco è scorretto? Che trovo che ci sia modo e modo di esprimere le proprie opinioni senza il bisogno di offendere chi la pensa diversamente? L’ho detto.
Sebbene la deriva che stanno prendendo ultimamente alcuni barcamp non mi entusiasmi, li rispetto comunque perché tutti partono da un fondo comune, e cioè che ad un barcamp si partecipa senza essere invitati. Ora che si qualifichi espressamente come barcamp o come camp generico, sul piano della comunicazione, fa differenza? Nessuna. Qualsiasi esperto di marketing sa giocare sui sensi e le parole. E quindi chiamare marketingcamp un evento che non è un barcamp significa indurre le persone a ritenere che lo sia malgrado in realtà non sia così.
Se questa cosa la fanno persone sprovvedute sul piano della comunicazione mi può stare bene, ma se la fanno persone che sanno dare il giusto peso alle parole, allora mi creare qualche fastidio. E’ un giocare sulle ambiguità, che non da niente a nessuno.
@Riccardo (Bru)
sono sostanzialmente d’accordo con te riguardo al bisogno di sponsorizzazioni e di flessibilità, ma la mossa di MCC secondo me ha suscitato antipatia per due motivi
1-siamo in italia non in inghilterra
2-dava la sensazione di essere un non-barcamp che ne sfruttava il nome a fini persuasivi. E che non sia in effetti un vero barcamp poi è testimoniato dalle stesse dichiarazioni di MCC e dal fatto che non hanno sfruttato barcamp.org, quindi non so fino a che punto si possa paragonare agli eventi inglesi a cui partecipato.
3- che intendi con risorse cognitive? non credo che un relatore che impieghi il proprio cervello in misura direttamente proporzionale al numero dei presenti.
E comunque, bene o male che se ne parli basta che se parli, MCC non starà certamente soffrendo, anzi secondo me sarà ben felice di questo dibattito. ;)
Mike,
non soffro per due motivi:
1-Il MarketingCamp è come il festival di Sanremo, ogni edizione è preceduta dalle solite polemiche.
2-Non devo riempire una sala ma devo gestire i pochi posti disponibili attraverso un buon mix di ospiti, così come si fa per una cena. E’ un evento pubblico solo perché ne ho parlato sul mio blog e ho usato blog+facebook per creare un meccanismo che desse la possibilità di partecipare a chi ne avesse veramente il desiderio e le competenze.
Flavio, non è così. Esiste sia la PepsiCola sia la CocaCola, così come esiste il festival di sanremo e il festival di castrocaro. E’ straordinario come a volte il web partecipativo evidenzi la grande dose di pressapochismo nel sangue di molti.
Io amo confrontarmi e ripongo stima nella maggior parte di chi frequenta il digitale, tuttavia a volte faccio fatica confrontarmi quando trovo chi pensa poco, fa poco, ma critica molto.
@MCC
Ti ripeto che non vedevo per niente in luce negativa l’evento avevo solo delle perplessità sulla scelta del nome, ma siamo a livelli di speculazione teorico-linguistica, e forse il mio discorso in effetti andava oltre il tuo caso specifico. Riguardo al dibattito poi citavo solo un caposaldo del guerrilla marketing (mutuato da O. Wilde), e facevo riferimento a te direttamente solo perchè evidentemente, da esperto di marketing lo conoscevi, e sinceramente anche per tentare di arginare il fiume di commenti (inclusi i miei) scaturiti in fondo da 4 semplici caratteri.
ps: “tuttavia a volte faccio fatica confrontarmi quando trovo chi pensa poco, fa poco, ma critica molto.”
e voi che vi eravate offesi perchè vi aveva “rubato” la parola ‘camp’.. ora si che c’è un motivo valido per incazzarsi. :)
Mike, più che incazzarsi credo che non ci sia altro da aggiungere, visto che è la terza volta che lo fa in cinque risposte. :)
Certe espressioni si commentano da sole, Mike :)
Non mi offendo, comunque: ho una sufficiente dose di autoironia :D
@Livia , @Folletto
Bravi, non possiamo mica farci offendere da Pippo Baudo.
“Il MarketingCamp è come il festival di Sanremo, ogni edizione è preceduta dalle solite polemiche.” (Marco Camisani Calzolari)
:)
ma c’erano davvero falsi esploratori?
Livia, non mi riferivo certo a te. Nel primo commento ti ho fatto un complimento che poi è stato fuorviato dalle polemiche che diventano grossolane e col rumore riempieno tutto lo spazio tra le righe…
Marco, anche se non ti riferivi a lei, in ogni caso non erano dei commenti molto ‘belli’, né utili ad una discussione civile, spero ne converrai. :)
Bastano delle semplici scuse, a volte, per sistemare tutto. ;)
Ho invitato Marco a cambiare nome, così che si possa tornare a criticare i contenuti come dovrebbe essere. Io mi nutro delle discussioni in rete, questa non è stata molto utile, ma divertente si, grazie anche al sense of humour della padrona di casa.
Questo non è il post giusto, ma se si tornerà a parlare di Net Tv ho tante cose da chiedere. Un tema veramente caldo.
Caro Maurizio, permettimi di dirti che anche la tua ultima osservazione è offensiva. Dire che questa discussione non sia stata utile vuol dire togliere valore a tutte le persone che finora hanno inserito quasi 50 commenti. E non per daria aria ai denti (anzi ai polpastrelli) ma per rivendicare il diritto alla correttezza nell’utilizzo di standard che standard lo sono a prescindere da come la si voglia girare. Ultimamente, e me la prendo soprattutto col SecurityCamp, cominciano a venir fuori vere truffe morali ai danni della comunità. Se non si interviene con rigore – come farebbero in Germania o in Inghilterra o negli USA – si finisce per fare la solita italianata in cui si tollera tutto e tira a campa’.
Al contrario di te dico che questa discussione non è stata divertente, tranne che per qualche spunto, ma è stata finora utile a capire che aria tira.
ciao livia, vorrei riportare la conversazione su un diverso binario e cioè i contenuti….
Proprio di contenuti, cioè idee, di software ma anche di loveware e tante altre creative visioni necessitiamo con urgenza per non sparire degluttiti da un terzo mondo in avvicinamento (con tutto il rispetto per i particolari che concernono le modalità di condivisione).
Non che abbiaamo posssibilità di ritornare agli augi del ’60 ma diventare terzo mondo e mi da un po’ fastidio…
Il tema del prossimo marketingcamp è: ‘Glocal Innovation’. Polis, innovazione, marketing e comunicazione.
E’ importante che una città come milano si stia svegliando (speriamo che non sia tardi)…è IMPORTANTE PER TUTTI NOI :-) : la nostra iniziativa è una piccola cosa (le sale hanno una capienza totale di 40 posti), invece l’interazione successiva nel videoblog potrebbe essere importante! Milano è sparita da tutte le classifiche mondiali eccetto che per moda e design… Diamogli(ci) una mano. Esserci o partecipare alla condivisione dei contenuti nel post è solo un dettaglio…
Per chiudere: avevamo invitato Dadda e non abbiamo ancora avuto risposta e vorrei invitare a questo markeetingcamp anche te: sono sicuro che la tua esperienza con intruders.tv sia nteressante e da condividere. Se pensi che la mia sia una mossa strategica e markettara per neutralizzaree un ‘nemico’, credimi non lo è. ciao
@MCC
“Sei stata un po’ superficiale a indignarti senza conoscerne gli estremi e gli antefatti, tuttavia sono convinto che hai il giusto talento per diventare [talento=potenziale=di certo non ora vista la situazione, ma forse un giorno magari-ndA] una giornalista a tutto tondo”
Mammia mia però, che complimento.
Vabbè basta ragazzi, passiamo a cose più importanti, qualcuno si unisce a me e Livia per il TiraCamp(à), e per il SottoLaPancaLaCapraCamp che si terranno alla 20º Maratona culinaria della trippa coi carciofi di San Castellello del Taro Montana? (FE)
Mi raccomando però, sono a invito, se ne volete uno dovete dimostrare di mangiare regolarmente trippa con carciofi almeno tre volte a settimana nei giorni dispari, prima di provare soltanto a richiedercelo.
@Maurizio
Il senso dell’umorismo aiuta a vedere le cose per quello che sono. Mi spiace che tu abbia trovato questa discussione priva di utilità ma se davvero hai invitato Marco a cambiare nome allora tanto inutile non è stata.
Il mio post comunque era nato per condannare principalmente l’uso scorretto e inopportuno di termini a proprio vantaggio. Mi ero indignata principalmente per il SecurityCamp e il fatto che fosse stato spacciato per un barcamp.
Fenomeni come il MarketingCamp mi interessano per un’altra questione: una persona che non conosce i barcamp potrebbe pensare che sono tutti su invito. Questo non è vero e va detto forte e chiaro.
Poi se davvero il MarketingCamp è come Sanremo, perdonate la mia ignoranza perché non immaginavo che fosse un’istituzione. Parlo seriamente.
La mia opinione è che le parole sono sempre ambigue e per questo dobbiamo usarle con prudenza.
Perché se domani PincoPallino dovesse creare il CampMarketing, l’OnlineMarketingCamp o il MarketingSuperCamp la cosa non farebbe piacere ad alcune delle persone che sono intervenute in questa discussione.
Non si scherza con le parole.
@MCC
Non temere, sono abbastanza grandicella da capire quando ci si rivolge a me ;)