Google ci rende stupidi? Mi sa proprio di no.

Massimo Mantellini dice che Google lo rende stupido: ha cercato “macao” e non è contento di cosa ha trovato. Questo perché cercava il paese Macao e non notizie sul grattacielo occupato a Milano. Ma in quel caso basta cercare “Macao paese” o, meglio ancora, andare direttamente su Google Maps.

Mi dicono: “Sì vabbè ma tu sei una nerd. E l’utente medio come lo trova il paese “Macao” su Google?”
Rispondo: “L’utente medio (mio padre) cerca “Dov’è Macao?” et voilà”.

Obama sfotte graziosamente l’Huffington Post

Lo staff di Obama è quasi certamente composto dalle menti più geniali dell’intrattenimento mondiale. Nel suo ultimo discorso alla cena annuale con la stampa americana, il presidente americano ha dato il meglio di sé prendendo in giro i candidati repubblicani e – udite udite – la direttrice dell’Huffington Post, Arianna Huffington.

Al minuto 6:13:

“Non posso non congratularmi con l’Huffington Post per il conseguimento del Premio Pulitzer. Te lo sei meritato, Arianna! Non c’è nessun altro sito che pubblica link alle inchieste giornalistiche di qualità come quelle alle quali l’HuffPo linka tutti i giorni. E pensare che non li pagate nemmeno… Questo sì che è un grande modello di business!”.

Cara Arianna: incarta e porta a casa.

I credits dello show di Julian Assange

E’ partito il nuovo show di Julian Assange su Russia Today. Si chiama “The World Tomorrow”. Per la prima puntata è stato intervistato Hassan Nasrallah, il leader di Hezbollah. La puntata potete vederla qui. L’approccio di Assange mi è sembrato piuttosto compiacente nei riguardi dell’ospite ma è stata comunque una discussione interessante. Mi hanno colpito molto i titoli di coda: tutti auto-censurati.

Social data e pubblicità in TV: nulla è scontato

Sembrerà ovvio che un’azienda come Estee Lauder voglia i propri spot pubblicitari in onda su network come Bravo, E! o OWN, dal momento che – secondo le ricerche di mercato – i suoi potenziali clienti guardano quei canali. Eppure non è così scontato: infatti i telespettatori twittano di più (e più frequentemente) quando i prodotti di bellezza appaiono su CNN o MSNBC. Questa è la verità portata a galla dai Bluefin Labs, il centro di ricerca che analizza l’impatto dei social media sulla TV (e viceversa). Ecco un articolo pubblicato su AdAge da leggere assolutamente.

Pottermore è online

Lo chiamano “il social network” di Harry Potter ma è molto di più. Da oggi è possibile accedere a Pottermore, il sito concepito dalla Rowling (o, per meglio dire, da chi lavora per lei) per estendere l’esperienza del suo pubblico oltre i libri ed i film dedicati al piccolo mago. Chi si registra sarà inserito in una di Hogwarts (ve ne sono quattro in totale) ed avrà accesso a determinati contenuti ed esperienze. Tra il materiale disponibile ci saranno scene extra tratte dal film, audiolibri, ebook, giochi e chissà cos’altro. La struttura è quella di un social network tematico che si basa sul consumo di contenuti di alta qualità.

[Via Slashgear]