Il selvaggio West non perdona: Red Dead Redemption

Sono pochi i videogame che rimarranno impressi nella mia memoria per tutta la vita e Red Dead Redemption è uno di questi. Quelli di Rockstar non hanno dormito sugli allori della serie GTA e si sono superati creando un open world mozzafiato che ci mostra il selvaggio West all’epoca della guerra messicano-statunitense. In questa cornice storica – delineata in modo impeccabile – si svolgono le avventure di John Marston, ex fuorilegge che sta provando a rifarsi una vita dopo aver abbandonato la sua gang.

Il destino, però, è infame e John viene assoldato da due agenti federali del governo americano (che proprio in quegli anni stava costituendo quella che poi sarebbe diventata la CIA) che lo costringono a catturare i suoi ex compagni banditi e consegnarli alla legge; se non lo farà, saranno la moglie ed il figlio a pagarne le conseguenze. John si ritrova quindi a dare la caccia a quelli che un tempo erano suoi amici, alla sua ex famiglia: quella che lo aveva allevato dopo la morte dei suoi genitori.

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7 cose che farò a Settembre

  1. Riprendere a lavorare dopo le vacanze estive
  2. Acquistare un iPad 3G 16 GB
  3. Iscrivermi ad un corso di nuoto
  4. Preparare più dolci
  5. Non andare alla Mostra del Cinema di Venezia
  6. Pre-ordinare Assassin’s Creed “Brotherhood” per PS3
  7. Scegliere il soggetto del poster gigante che appenderò sul letto
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Comprendere il linguaggio dei fumetti: Understanding Comics

Nella cultura occidentale i fumetti sono sempre stati relegati al livello di arte “minore”, quasi rappresentassero una forma di intrattenimento di serie C. In “Understanding Media” c’è un passaggio interessante di Marshall McLuhan sui fumetti:

“The first comic books appeared in 1935. Not having anything connected or literary about them, and being as difficult to decipher as the Book of Kells, they caught on with the young. The elders of the tribe, who had never noticed that the ordinary newspaper was as frantic as a surrealist art exhibition, could hardly be expected to notice that the comic books were as exotic as eighth-century illuminations.

So, having noticed nothing about the form, they could discern nothing of the contents, either. The mayhem and violence were all they noted. Therefore, with naive literary logic, they waited for violence to flood the world. Or, alternatively, they attributed existing crime to the comics. The dimmest-witted convict learned to moan, “It wuz comic books done this to me.”

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La cultura pop ci rende intelligenti: Everything Bad is Good for You

Il termine “pop” è da sempre associato alla mediocrità ed al consumismo; eppure c’è qualcosa di poetico nel pop, in quella sua ricerca dell’archetipo, nel suo appellarsi ad un inconscio collettivo junghiano che possa accomunare tutte le persone. Il pop è ciò che ci unisce e ci mette sullo stesso livello, mentre la cultura aulica ci divide da sempre in esperti e ignoranti. Ne deriva che per misurare l’intelligenza e l’evoluzione di una società si deve fare necessariamente riferimento allo stato in cui verte la cultura di massa, perché solo essa può fornirci il kanon.

Nel libro “Everything Bad is Good for You” (in Italiano “Tutto ciò che ti fa male ti fa bene”) il prolifico autore Steven B. Johnson fa un’analisi lucida della cultura pop e ci illustra come negli ultimi trent’anni tutto ciò che viene etichettato come “pop” (principalmente TV e videogame) abbia contribuito a far evolvere la società in modi inaspettati.

“For decades we’ve worked under the assumption that mass culture follows a steadily declining path towards lowest common denominator standards… but in fact, the opposite is happening: the culture is getting more intellectually demanding, not less”

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Le comparse diventano protagoniste: Extras

Ricky Gervais è un genio. Noto per il fatto di essere uno dei protagonisti dell’edizione britannica di The Office, Ricky è uno stand-up comedian di fama mondiale ed è anche l’autore/protagonista di Extras, una sitcom prodotta dalla BBC e dalla HBO che racconta le avventure di due attori alla ricerca della fama che, pur di lavorare, sono disposti a fare le comparse (gli extras, appunto) sui set televisivi e cinematografici più improbabili.

Ricky Gervais interpreta Andy Millman, attore non più nel fiore degli anni e decisamente privo di quel physique du rôle che potrebbe consentirgli di sfondare nel mondo del cinema. Andy è molto sveglio ed astuto: è disposto a fare qualunque cosa pur di ottenere una battuta in una sceneggiatura e questo lo porta spesso a ritrovarsi in situazioni molto imbarazzanti e più grandi di lui. Ad affiancarlo c’è l’amica Maggie Jacobs (interpretata dalla scozzese Ashley Jensen), un’attrice molto naive, l’incarnazione del Candido di Voltaire. Maggie non è una che sa cogliere l’ironia e il sarcasmo e questo la porta spesso a complicare la vita di Andy, il quale si aspetta invano che lei gli regga il gioco quando sta per farne una delle sue.

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Il volto glamour di Liberty City: The Ballad of Gay Tony

Qualche settimana fa ho terminato “The Ballad of Gay Tony“, una delle due storie di “Grand Theft Auto: Episodes from Liberty City“. In questa storia il giocatore si ritrova nei panni di Luis Lopez, un ragazzo latino che fa da braccio destro a “Gay” Tony Prince, l’uomo che gestisce i locali notturni più alla moda di Liberty City. Luis lo aiuta nella gestione degli affari e si occupa anche di risolvere per lui le questioni più sporche (recupero crediti con metodi poco ortodossi, movimenti illeciti di denaro, etc.). In sostanza è l’angelo custode di Tony, poiché riesce a portare la lucidità nei momenti in cui il suo compare va in preda al panico.

Oltre a far ciò, Luis svolge anche alcuni lavoretti per altri personaggi più o meno fuori di testa; lavoretti che consistono solitamente in rapine, furti di automobili, omicidi e strigliate. Proprio come il protagonista di GTA IV Niko Bellic, Luis Lopez è un bravo ragazzo: non beve, non fuma, non si droga ma è in grado di essere spietato quando serve. La storia, come dicevo, è ambientata nella stessa Liberty City di GTA IV: le avventure si svolgono principalmente nel quartiere di Algonquin, la zona più in della città. Luis ha a disposizione alcune armi in più rispetto a Niko (mitragliatori e carabine molto sofisticate, diverse pistole, bombe appiccicose ed altro) e – a differenza del suo predecessore – è in grado di pilotare elicotteri e lanciarsi con un paracadute.

Nel rispetto della tradizione della serie GTA, anche questa storia è farcita con dialoghi, personaggi ed avventure assolutamente esilaranti e spettacolari. Risulta davvero impossibile saltare una cutscene! Certo, Luis è un po’ diverso da Niko: va in discoteca, si circonda di belle ragazze, frequenta ambienti più altolocati e si trova a svolgere delle azioni atipiche rispetto a quelle che solitamente vengono richieste in giochi di questo tipo (una delle sue missioni consiste nell’eliminare uno stalker omofobo di Tony). In generale è un gioco avvincente che non lascerà delusi i fan della serie GTA.

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